


TARQUINIA - Clima teso nel Consiglio comunale di Tarquinia, dove la seduta di giovedì sera si è trasformata in un duro scontro politico tra maggioranza e opposizione. Al centro della polemica, l’abbandono dell’aula da parte di alcuni consiglieri di minoranza durante la discussione di due mozioni: una relativa alla proposta di modifica dell’articolo 609-bis del codice penale in materia di consenso nei casi di violenza sessuale, l’altra sugli aiuti umanitari a Cuba.
A denunciare l’accaduto sono le segreterie locali del Movimento 5 Stelle, della lista Civitas e del Partito Democratico, che parlano apertamente di “fuga dalle responsabilità” e di mancanza di confronto su temi ritenuti centrali.
Secondo quanto riportato nel comunicato, la mozione sul consenso – presentata dal consigliere Piero Rosati – affrontava un principio definito “non negoziabile”: senza un consenso libero ed esplicito, si configura violenza. Proprio su questo punto, i gruppi di maggioranza accusano l’opposizione di aver evitato il dibattito uscendo dall’aula, rinunciando così a esprimere una posizione politica.
Nel mirino anche l’atteggiamento sulla questione degli aiuti umanitari a Cuba, tema che – secondo i firmatari – avrebbe meritato almeno una discussione, anche alla luce delle iniziative solidali in corso sul territorio, come quelle promosse dall’associazione Semi di Pace.
Non manca un passaggio critico anche sul metodo: “Non è una scelta tecnica ma politica – si legge –. Si è preferito spostare l’attenzione su temi locali, pur importanti, evitando però il confronto su questioni di più ampio respiro”.
Il documento evidenzia inoltre come, secondo i firmatari, le sedi più adatte per affrontare problematiche cittadine – come le commissioni consiliari – vedrebbero spesso l’assenza degli stessi esponenti di opposizione.
Parole dure che fotografano una frattura politica sempre più evidente all’interno dell’aula consiliare di Tarquinia. Una vicenda destinata a lasciare strascichi nel dibattito politico locale, tra accuse reciproche e richieste di maggiore responsabilità istituzionale.